Archivio Attività ed Eventi

2014 - Celebrazioni Zannoniane - Biografia

 

Giovanni Antonio Rizzi Zannoni (Padova, 2 settembre 1736 – Napoli, 20 maggio 1814)

 

Giovanni Antonio Rizzi Zannoni nacque a Padova, da Girolamo ed Elena Marchiori il 2 settembre 1736. Malgrado gli ipotizzati corsi presso l’università di Padova, come allievo del marchese Giovanni Poleni (1683-1761), egli fu con ogni probabilità un autodidatta. Un documento redatto nel 1756 descrive minutamente una lunga serie di viaggi attraverso l’Italia e l’Europa, da lui effettuati a partire dalla tenera età di 10 anni, senza alcun riferimento a studi seguiti con continuità presso alcuna scuola o università. L’apprendistato presso Poleni si basa a tutt’oggi, unicamente sulle indicazioni fornite da Rizzi Zannoni in un famoso documento (Abrégé des travaux du S.r Zannoni) redatto nel 1774 (Drapeyron pp. 402-405).

Negli anni ‘50 lasciò Padova per recarsi in Germania, dove lavorò soprattutto a Norimberga fino al 1759. In tale periodo realizzò alcune carte inserite negli atlanti pubblicati dagli Eredi di Homann, presso i quali è probabile che iniziò il suo apprendistato cartografico.

Dopo tale periodo di formazione, la sua vita può dividersi in tre netti periodi: quello parigino, dal 1760 al 1776; quello padovano dal 1776 al 1781 ed infine quello napoletano dal 1781 fino alla sua morte avvenuta a Napoli il 20 maggio del 1814.

Durante la lunga permanenza a Parigi lavorò sostanzialmente a osservazioni astronomiche per la determinazioni di longitudini e per le applicazioni alla cartografia a piccola scala. Il suo lavoro, a parte le osservazioni astronomiche, si svolse soprattutto a tavolino disegnando e correggendo le precedenti carte sulla scorta di più recenti osservazioni. Durante la permanenza a Parigi non eseguì alcun rilevamento diretto sul territorio ma  svolse soprattutto un’attività cartografica di tipo commerciale mostrando una notevole capacità nella costruzione di cartografie derivate.

La prima pubblicazione francese è Étrennes Géographiques, con 26 piccole carte. Nel 1761 attirò l’attenzione degli astronomi e dei cartografi europei per la pubblicazione di una “Epistula” con la quale chiedeva di effettuare osservazioni simultanee del passaggio di Venere sul disco solare, al fine di determinare le differenze di longitudine di parecchi luoghi dell’Europa centrale.

Il primo importante incarico venne dal Re di Napoli che gli commissionò, nel 1767, l’allestimento della Carta geografica della Sicilia Prima, già iniziata da Ferdinando Galiani nel 1762, completata nel 1769. Il 20 marzo del 1765 era divenuto corrispondente dell’Accademia delle Scienze di Göttingen. Un’altra prestigiosa opera cui si accinse a lavorare, terminata la carta del Napoletano, fu l’atlante della Polonia, annunciato nel 1770 e terminato nel 1772.

Rimangono ancora forti dubbi su una sua missione segreta in Nord America tra il 1763 e il 1765, per fissare i confini tra i territori francesi e inglesi, missione della quale egli talvolta si vanta ma della quale non è stata trovata alcuna conferma documentaria (Valerio 1993, pp. ).

La sua fama crebbe molto in quegli anni non senza dar luogo a importanti ripercussioni politiche. Il 22 marzo 1772 ricevette un Brevet d’ingénieur hydrographe de la Marine e, malgrado la netta opposizione dell’astronomo Lalande, riuscì ad ottenere il posto di premier ingénieur nel Dépôt de la Marine, già del Bellin, morto il primo maggio 1772. Ma l’ostilità dell’ambiente francese, che mal tollerava uno straniero in una posizione così importante e delicata, fu tale che egli dovette abbandonare il posto, nell’agosto successivo. Nel 1775 riuscì ad ottenere, per intercessione del Ministro degli Affari Esteri de Vergennes, la direzione del “Bureau Topographique pour la démarcation des limites”, posizione prestigiosa ma che certamente comportava un minor coinvolgimento negli affari militari interni e nelle scelte politiche. Il suo lavoro nel “Bureau” si riduceva alla semplice registrazione dei confini e la loro trasferimento sulle mappe.

Purtroppo una serie di infelici programmazioni di spese per la realizzazione di una carta dell’impero turco in Europa, operazione commerciale privata, lo ridussero sull’orlo del collasso economico (Konvitz p. 76).

I suoi contatti con la folta colonia veneta a Parigi sollecitarono l’interesse dell’astronomo Giuseppe Toaldo che lo convinse a rientrare a Padova ove avvenne avuto una degna sistemazione. Lasciò Parigi il 10 giugno 1776, nella speranza di farvi ritorno, come risulta dalla sua corrispondenza.

Il rientro a Padova avvenne lentamente attraverso il Baden e la Baviera, dove visitò i principali osservatori della bassa Germania, ospite di principi ed elettori. A Monaco risedette per circa quattro mesi, avviando, per espresso interessamento di Maximilian III, una carta della Baviera da finanziarsi per sottoscrizione, operazione che purtroppo falli per mancanza di sottoscrittori. Tuttavia egli realizzò alcuni rilevamenti, tra i quali quello del fiume Danubio da Ulm a Ingolstadt, realizzato “pour donner une conoissance exacte et circumstancié de ce fleuve (Valerio p. ).

Rizzi Zannoni giunse infine a Padova, negli ultimi giorni di novembre; si recò quindi a Venezia ove, su indicazioni del Toaldo, prese contatto con studiosi ed aristocratici, per raccogliere materiale, strumenti e sostegno economico, per la realizzazione di una carta degli stati veneti. Lavorò a tale progetto per tutto il 1777, portandosi in Friuli ed in Istria, effettuando triangolazioni ed osservazioni astronomiche necessarie alla realizzazione della carta, che purtroppo non venne mai completata. In occasione di tali viaggi - si recò forse anche a Vienna - ebbe occasione di contattare il principe Kaunitz, al quale sottopose (13 novembre 1777), forse su sua espressa richiesta, un progetto per una carta della Lombardia.

Nel 1778, sfumata la carta del Milanese, egli aveva avviato la realizzazione di una grande carta del territorio padovano (1:20.000, dodici fogli); nel 1781 ne risultavano pubblicati già tre. Rizzi Zannoni era stato nominato nel 1779 pensionario dell’Accademia di Padova.

Il 17 aprile 1781, venne inoltrata al Senato veneto, attraverso il residente napoletano, la richiesta di accordare a Rizzi Zannoni un permesso di sei mesi “per ridurre ad effetto la di lui opera di correggere, e migliorare la carta topografica di quel Regno” (Valerio 1993 p. 113).

Nel giugno del 1781 era a Napoli, nuovamente con l’abate Galiani, a progettare una carta dell’intero Regno, da realizzarsi, questa volta, attraverso rilevamenti diretti. Il permesso di sei mesi venne rinnovato per due anni e poi ancora per due, finché la residenza napoletana non divenne definitiva. L’idea di Galiani di “rettificare” la carta realizzata a Parigi nel 1769 - ma sappiamo che si trattò solo di una scappatoia per superare le diffidenze della Corte e del mondo scientifico napoletano - diede luogo alla nascita, nel Mezzogiorno d’Italia, della moderna cartografia geodetica. Rizzi Zannoni assistette a tutte le trasformazioni dell’istituto topografico da “Commissione per la carta geografica”, dal 1781 al 1795, a Officina geografica e topografica, della quale egli era il solo responsabile amministrativo e scientifico, a Deposito Topografico, durante il Decennio francese.

Durante il periodo delle guerre napoleoniche in Italia, tra il 1793 e il 1795, ebbe modo di rilevare i confini tra lo Stato della Chiesa e il Regno di Napoli e durante la campagna militare  del 1799, rilevò e disegnò anche gran parte del territorio tra il confine e la città di Roma.

La possibilità di rientrare a Parigi gli si prospettò nel 1799, durante la permanenza a Napoli dell’armata francese. Lasciato il Regno, nel mese di maggio, rimase bloccato nella città di Roma, con tutto il ricco materiale cartografico da lui prodotto, per le difficoltà incontrate dai francesi a ricollegarsi con l’armata d’Italia. Costretto a rientrare a Napoli dopo l’ingresso delle truppe inglesi a Roma, continuò segretamente a negoziare con il governo francese, per un suo incarico di direttore del Dépôt de la Guerre. Ma le alte pretese del geografo fecero arenare la trattativa nel 1803.

Nel periodo borbonico, poté fregiarsi anche del titolo di “geografo del Re”. In effetti egli fu l’ultimo autentico geografo di corte in un mondo che si andava radicalmente e velocemente trasformando sotto gli impulsi della rivoluzione francese e delle nuove tecniche di rilevamento e di calcolo geodetico.

Con la venuta dei francesi nel 1806, Rizzi Zannoni continuò ad attendere alla realizzazione delle carte del Regno di Napoli. Nel 1807, fu posto a capo del Deposito topografico, istituito da Giuseppe Bonaparte; nel 1812, sotto il regno di Gioacchino Murat, riuscì a stampare l’ultimo dei 31 fogli dell’atlante geografico, la cui pubblicazione era iniziata nel 1788.

In trenta anni di attività a Napoli Rizzi Zannoni riuscì a portare a compimento e a pubblicare l’Atlante Marittimo del Regno di Napoli, tra il 1785 e il 1792 (23 fogli, 1: 90 000), l’Atlante Geografico (31 fogli, 1:114 000), una carta della Lombardia  in quattro fogli (1795), una carta dell’Italia Settentrionale in cinque fogli (1799), una carta del Regno di Napoli in sei fogli (1807) e varie carte amministrative e militari del Regno. Un progetto di carta d’Italia in 15 fogli avviato nel 1803 non riuscì ad essere realizzato, il solo foglio della Sicilia  vide la luce nel 1805.

Le opere realizzate a Napoli, in oltre trenta anni di attività, lo consacrarono come il maggiore cartografo italiano dell’età moderna ed uno dei più accreditati in Europa.

 

Bibliografia:

Ludovic Drapeyron, J.-A. Rizzi Zannoni géographe italien (1736-1814). Son séjour en France, Revue de Géographie (1897), pp. 401-413.

Aldo Blessich, Un geografo italiano del secolo XVIII: Giovanni Antonio Rizzi Zannoni (1736-1814), Bollettino della Società Geografica Italiana, 35 (1898), pp. 12-23, 56-59, 183-203, 452-466, 523-537.

Vladimiro Valerio, A Mathematical Contribution to the Study of Old Maps, in: Imago et Mensura Mundi, Proccedings of the IX International Conference on the History of Cartography, Rome, Istituto della Enciclopedia Italiana 1985, II vol. pp. 497-504.

Josef Konvitz, Cartography in France 1660-1848. Science, Engeneering, and Statecraft. Chicago and London, University of Chicago Press 1987.

Vladimiro Valerio, Società uomini e istituzioni cartografiche nel Mezzogiorno d’Italia, Firenze, Istituto Geografico Militare 1993.

Vladimiro Valerio, Atlante Marittimo del Regno di Napoli 1785-1792, Napoli, Voyage Pittoresque 2006.

Vladimiro Valerio, Da Parigi a Monaco di Baviera nel 1776. Il rientro in Italia di Giovanni Antonio Rizzi Zannoni, Geotema 27 (2005, ma 2008), pp. 215-226.

 

Venezia, 4 giugno 2013

Vladimiro Valerio

 

[English translation]