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2008 - LA NASCITA DELLA CARTOGRAFIA REGIONALE DELL’ITALIA. Di Emilio Moreschi

Dal catalogo della mostra

L’Italia e le sue regioni nella bottega dell’incisore - Venezia e Roma nel ’500

Sant’Anatolia di Narco (PG), 30 maggio – 1 giugno 2008

 

La nascita della cartografia regionale dell’Italia.

di Emilio Moreschi

 

L’attività editoriale italiana della produzione cartografica a stampa nasce nella città di Firenze. La scelta dell’utilizzo delle lastre di rame come matrici è da ricondurre all’attività degli orafi, che qui e nelle altre città d’Italia avevano sviluppato una grande capacità tecnica nell’incisione dei metalli; basti pensare all’arte del cesellare, o ancora a quella del niello, l’arte di decorare oggetti d’oro e d’argento versando nei solchi del disegno inciso con il bulino una miscela liquida di rame, argento, piombo, e levigando la superficie fino a renderla completamente liscia.

In tutte le città e presso tutte le corti d’Italia si formarono botteghe assai attive, con orafi espertissimi, e Firenze ne detenne il primato.

Alcuni di questi incisori erano anche pittori, miniaturisti e cartografi, come il fiorentino Francesco Rosselli [1445 ca.- ante 1527], uomo dai vari talenti che, sulla scia dell’esperienza fatta nelle botteghe del capoluogo toscano, imparò a cimentarsi con tutte le arti possibili.

In questo periodo nacque una cartografia regionale, motivata dal fatto che nell’uomo coesistono sempre due curiosità: la voglia di conoscere “il lontano” e la voglia di conoscere “il vicino”. La rappresentazione cartografica è poi il modo più immediato e diretto di far conoscere paesi e regioni. Perciò, insieme alla conoscenza del mondo, con le carte dell’ “Universale descrizione di tutto il mondo conosciuto” nascono le carte “del vicino”, di uso pratico e particolare più che speculativo. Nel XV secolo, Firenze era il centro per eccellenza della produzione cartografica, perché lì operavano miniatori, matematici come Paolo del Pozzo Toscanelli [1397-1482] e librai come Vespasiano da Bisticci [1421-1498].

Firenze, però, non riuscì a mantenere questo primato, che in seguito passerà a Venezia e a Roma. Quando divennero attive le rotte commerciali atlantiche, in Italia il flusso commerciale diminuì, poiché il Mediterraneo, da centro del mondo conosciuto, divenne mare interno di minore interesse. Il commercio delle spezie e degli articoli esotici prese altre vie e fece fiorire gli Stati che si affacciano all’Atlantico: Portogallo, Spagna, Francia e Inghilterra, a scapito delle nostre città mediterranee.

Il mercato libraio di Firenze decadde, mentre fiorì quello di Roma e di Venezia.

Fra il 1525 e il 1575, Venezia e Roma divennero i centri più importanti per la creazione e la stampa di carte geografiche, sia in Italia che nel resto del mondo. I punti cronologici di riferimento sono il 1527, anno in cui avvenne il Sacco di Roma, e il 1575, quando a Venezia la peste uccise un terzo della cittadinanza.

A Roma l’officina calcografica del Marcantonio venne distrutta, ma incisori ed allievi diedero luogo a nuove botteghe, come quelle di Agostino Veneziano e poi di Antonio Salamanca, che si dedicarono all’incisione di battaglie, monumenti e carte geografiche.

Verso la metà del XVI secolo si trasferì a Roma Antoine Lafrerie [1512-1577], italianizzato in Antonio Lafreri (Ladrerie, Lafrery), il quale nel 1554 iniziò la propria attività in via del Parione.

Fu il primo a raccogliere differenti carte geografiche e vedute di città in collezioni, che chiamò “Tavole moderne di geografia de la maggior parte del mondo di diversi autori raccolte e messe secondo l’ordine di Tolomeo con i disegni di molte città e fortezze di diverse province”, note come la Raccolta Lafrery. La Raccolta Lafrery è il primo atlante a stampa, ma non è riunito in un volume e le carte che lo compongono variano di copia in copia. Nel suo frontespizio mise Atlante che sorregge il mondo; questa figura verrà in seguito ripresa da Mercatore, e diede poi il nome a tutte le raccolte sistematiche di carte geografiche.

Il Lafréry acquistò e prese alcuni rami dal Salamanca, il quale preferì associarsi al Lafréry anziché entrare in concorrenza con lui. Questo sodalizio durò dal 1553 al 1563, ma di fatto, più che una società,  fu un inglobamento della ditta Salamanca da parte del Lafréry, in quanto quest’ultimo era animato da uno spirito imprenditoriale più attivo.

Intanto a Roma stampavano personaggi come Tommaso Barlacchi, il Faletti e Claude Duchet, italianizzato in Claudio Duchetti, ed Enea Vico da Parma. Questo, nel 1552, incise per il Gastaldi le carte della Germania. Ciò era importante, in quanto dimostra i continui contatti esistenti fra Roma e Venezia. Nel 1557, Enea Vico andò a Venezia ed ivi morì dieci anni più tardi. Fra il 1546 ed il 1548, l’ambiente romano era animato anche dalla presenza di Hieronymus Cock, il quale, innamorato dell’Italia, portò poi ad Anversa le stampe degli editori romani ed attraverso suoi contatti nacque la carta della Lombardia del Settala.

Sempre a Roma lavoravano anche Etienne Duperac, Jacob Bos ed infine Marco Cartaro. Il gruppo degli editori e stampatori della capitale andò estinguendosi e venne fagocitato dal Lafréry.

La società con il Salamanca durò fino al 1562; dopo la morte del padre, subentrò il figlio Francesco, ma l’anno seguente Lafréry  pagò una quota di mille scudi e lo liquidò.

Dal 1563, Antonio Lafréry ebbe una specie di monopolio a Roma e fece incidere delle carte anche a Venezia. Inoltre, decise di riunire in tre raccolte le sue incisioni e quelle di altri, sotto il titolo di:

a)      Illustrum virorum ut extant in urbe espressi vulnus

b)      Speculum Romanae Magnificentiae

c)      Geografia – tavole moderne di geografia

Il 20 luglio 1577 Antonio Lafreri morì e venne sepolto nella chiesa di S. Luigi dei Francesi, a Roma. Dopo alcune complicazioni, la bottega passò al nipote Claude Duchet,  che aveva interessi e relazioni a Venezia e lì collaborò con il Forlani.

Dopo aver continuato in modo brillante la gestione della bottega, nel 1585 morì anche il Duchet. A questo punto, numerosi rami passarono a Giovanni Orlandi. Altri rami passarono a Pietro de’ Nobili e poi a Giovanni Battista de Rossi.

Venezia viveva una realtà differente da quella di Roma. Vi lavoravano il fiorentino Francesco Rosselli e l’istriano Marco Coppo, ai quali subentrarono Matteo Pagano e Giovanni Andrea Rossi detto il Guadagnino. L’importanza di Venezia come centro di produzione cartografica manoscritta andò aumentando sempre di più con l’aumentare di importanza della produzione a stampa, della quale Venezia nel 1500 divenne il centro più importante del mondo. Nelle botteghe veneziane si produceva di tutto, perciò gli autori che producevano carte e libri geografici erano incisori ed editori che si occupavano di cartografia in maniera occasionale, poiché trattavano molti argomenti.

La vicinanza geografica della Germania faceva sì che vi fosse una forte influenza dei tedeschi, i quali, tra le varie tecniche incisorie, avevano una certa predilezione per la silografia.

Così avvenne che la carta del Gastaldi del Piemonte venne incisa nel 1555 su legno da Matteo Pagano, ed un anno più tardi su rame da Fabio Licinio. Il 1556 è una data importante, perché segna per la città di Venezia il passaggio dalla silografia alla incisione su rame.

In questo periodo vi sono a Venezia incisori come il Licinio, il Forlani o lo Zenoi che lavorarono su commissione dei Bertelli, del Camocio  del Bolognino Zaltieri.

Domenico Zenoi si divise fra il mestiere di incisore e quello di editore. Incise “Navigli e marine”, ritratti, stampe storiche e carte geografiche. Lavorò per il Salamanca ed il Camocio ed incise la carta dell’“Austro Ungheria”, la “Spagna”, e la “Francia” per i Bertelli. Nel 1556 venne condannato alla prigione per aver intagliato stampe da sonetti disonesti, e ne uscì pagando la somma di dieci ducati. La stessa condanna spettò al Camocio “libraro all’insegna della piramide S. Leo”, che dovette pagare cinque ducati.

Paolo Forlani, dal 1561 al 1574, si dedicò alle carte geografiche, ristampando alcune carte di Gastaldi originariamente incise da Fabio Licinio.

Quando nel 1565 il Licinio morì, a Venezia il commercio passò per alcuni anni nelle mani di Zenoi e Forlani, mentre erano attivi anche Natale Bonifacio e Martino Rota, entrambi da Sebenico. Lo stesso Camocio fu molto prolifico. Incominciò l’attività nel 1552 e la portò avanti fino al 1574, spesso associato a Donato e Ferrando Bertelli.

La famiglia Bertelli fu assai longeva, e con la loro attività coprirono un lasso di tempo che andava dalla seconda metà del XVI secolo fino agli anni trenta del XVII secolo. La famiglia era composta da Donato Bertelli [attivo dal 1558 fino al 1592], Ferrando o Ferdinando [1561-1572], Pietro figlio di Ferdinando [1589-1600] e Francesco figlio di Pietro [1620-1630]. Nello stesso periodo operarono a Venezia Giordano Ziletti alla “libreria della Stella”, Domenico de Franceschi “all’insegna della Regina”, Bolognino Zaltieri [attivo dal 1556 al 1576] ed infine Simone Pinargenti che vendeva all’“insegna della Sibilla”.

Purtroppo, dopo il 1575, quando scoppiò a Venezia la peste per la quale morirono 46.000 persone, la produzione di carte geografiche perse il suo slancio ed il primato passò ai paesi del Nord.

Bergamo, aprile 2008